martedì 2 agosto 2011

Il giornale

 
  Stai leggendo il giornale. Come ogni mattina.
Lo trovi piegato vicino al vassoio della colazione.
Mi alzo un’ora prima di te, per preparare tutto.
Ogni giorno inizia con questa prima rinuncia di me stessa.
A favore del tuo abituale rituale di sentirti uomo.
   Ti siedi.
“ Buon giorno, cara, dormito bene?”. Sguardo distratto,
 rivolto al giorno che verrà. Non aspetti la mia risposta.
   Non t’interessa tanto.
Hai già spiegato il giornale e lo percorri assorto, sorseggiando il caffè.
Ed io mi sento sola.
Se non fossi in me, prenderei quello sciocco pezzo di carta
 stampata di tante inutilità e lo butterei nel camino accesso. 
Forse guarderesti me, al posto suo.
Forse, capiresti quello che ci stiamo perdendo,
seduti qui, immobili e muti.

   Io, sogno altri risvegli insieme con te.
Ancora nel letto,
sogno il tuo caldo abbraccio mezzo addormentato.
Contorno di carezze e un appena mormorato
 “ Buon risveglio, tesoro.”.
Sogno rispecchiarmi nei tuoi occhi pieni di meraviglia e 
di gratitudine che mi trovi accanto a te.
Un’interminabile, dolce ora,
piena di tenerezza, di profusioni, di giochi,
per assicurarmi che sono solo tua, che sei solo mio.
Vorrei inebriarmi di te, impregnarti con la mia sostanza,
 per poi lasciarti al mondo sicura che non potrà avere di te,
 più di quanto li voglio concedere.
Che tornerai, la sera, fra le mie braccia,
 con i sensi freschi di me, ancora.
Con l’anima quasi intatta, 
con la mente leggera dai problemi irrisolti della vita.

   “ Arrivederci, torno tardi questa sera”. 
Stai già andando via. Bacio incolore sulla guancia.
Serio, concentrato sui tuoi compiti materiali d’uomo,
 sui doveri di pilastro della famiglia e della società.
Mi sento trasparente, quasi inesistente.
 Spenta, fuori e dentro.
Amara sensazione d’impotenza di afferrare il vivere.
Mi chiedo: per quanto tempo, ancora?
Un soffio leggero mi fa sussultare. 
    Speranza, è soltanto speranza...
G.G.

Sicilia 1 agosto 2011


Soledoro

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